La Coppa del Mondo non è in vendita. Con un attacco frontale senza precedenti alla Fifa e al presidente Gianni Infantino, la Uefa annuncia il boicottaggio di tutte le manifestazioni organizzate dalla federazione internazionale finché non verrà ritirato il progetto di aprire ai capitali privati la proprietà delle competizioni iridate. «La Coppa del Mondo non può essere trattata come un prodotto di investimento. È una delle più grandi eredità sportive del calcio, costruita nel corso delle generazioni da giocatori, nazionali e tifosi di ogni continente. Nessuna parte di essa dovrebbe mai essere ceduta a investitori privati. La Coppa del Mondo non è in vendita», si legge nel durissimo comunicato della confederazione europea. La Uefa accusa poi la Fifa di aver portato avanti l'operazione «in segreto», senza un vero confronto con le federazioni e con gli altri protagonisti del calcio mondiale. «È irresponsabile e indifendibile che una proposta di tale importanza sia stata concepita in segreto e portata quasi all'approvazione senza alcuna consultazione significativa. Non si tratta solo di una grave mancanza di leadership, ma di una vera e propria abdicazione al dovere della Fifa come custode del calcio mondiale». Nel mirino finisce anche il metodo scelto da Zurigo. Secondo la Uefa, la Fifa avrebbe imposto al movimento un aut aut: «Accettare l'irreversibile acquisizione delle più grandi competizioni calcistiche o subirne le conseguenze». Un comportamento che la confederazione definisce «non una decisione democratica, ma un governo basato sull'intimidazione, un atto di coercizione indegno di un'istituzione a cui è affidata la tutela del calcio mondiale». Per la Uefa la posta in gioco va ben oltre l'aspetto procedurale. L'ingresso di investitori esterni nella proprietà delle competizioni Fifa, sostiene il comunicato, cambierebbe definitivamente la natura del calcio: «Il profitto commerciale diventerebbe un obbligo permanente. Le aspettative degli investitori una pressione quotidiana. Ogni decisione sul calendario internazionale, sui formati delle competizioni e sul futuro del calcio non sarebbe più guidata da ciò che serve al gioco, ma da ciò che serve agli azionisti». Da qui la netta bocciatura del progetto: «Questo modello non ha posto nel calcio mondiale. Il futuro del calcio non può essere dettato dalle aspettative di chi ha come primo dovere quello di massimizzare il profitto finanziario. Gli interessi di federazioni, leghe, club, giocatori e tifosi non possono essere subordinati ai profitti degli investitori. Il calcio non può ipotecare il proprio futuro per un guadagno finanziario». La chiusura è un manifesto politico oltre che sportivo: «La posizione dell'Europa è chiara. Non daremo mai la nostra legittimità a questo modello. Nessuno ha l'autorità morale per vendere ciò che è semplicemente custodito per le generazioni future. Alcune cose sono semplicemente troppo importanti per essere vendute. La Coppa del Mondo appartiene al calcio. Appartiene per sempre. E finché l'Europa avrà voce in capitolo, non sarà mai in vendita».