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Webuild guarda in verticale e lancia la sfida a Icop per conquistare Trevi. In settimana il gruppo guidato dall'amministratore delegato Pietro Salini ha messo sul tavolo un'opa totalitaria da 4,5 euro per azione, con una valutazione complessiva di 295 milioni, per superare l'ops di Icop presentata a fine giugno.

La proposta di Webuild punta all'integrazione verticale di «competenze critiche come l'ingegneria e le fondazioni speciali, rafforzando la competitività del gruppo nell'esecuzione dei grandi progetti complessi», ha spiegato Salini. Non una novità assoluta l'interesse verso Trevi di Salini, visto che già all'epoca del Progetto Italia del 2019 era tra i candidati a entrare nel perimetro in una seconda fase. Quel che è certo è che è un progetto alternativo rispetto a quello prospettato dal gruppo friulano di un consolidamento nel settore dell'ingegneria del sottosuolo mettendo sul piatto 0,133 azioni ordinarie di nuova emissione per ogni quota Trevi, con una valorizzazione che al lancio era pari a 4,163 euro per azione.

La valutazione delle due offerte toccherà al mercato, che sarà chiamato a scegliere tra l'incasso immediato di un premio del 29,8% rispetto all'ultimo prezzo pre-offerta di Icop e, al netto di eventuali rilanci di Icop che includano magari anche contanti, l'ingresso nel capitale di uno specialista di settore. Importante sarà capire anche la posizione di Cdp Equity, primo azionista di Trevi con il 21,3% del capitale a valle del risanamento del gruppo di cui è stata protagonista, ma anche socio rilevante di Webuild al 16,47%.