Nella partita di Monte dei Paschi il punto non è soltanto capire chi finirà per controllare Siena, anche se lo stop alla fusione deciso da Banco Bpm lascia al momento poche incognite.

L’opas lanciata da Intesa Sanpaolo ha aperto una partita più ampia, perché nel perimetro del Monte c’è oggi Mediobanca e, con Mediobanca, il 13% di Generali.

Due pezzi centrali della cosiddetta «galassia del Nord». È questo tassello che rende l’operazione rilevante per Intesa: l’ingresso di Piazzetta Cuccia nell’orbita del gruppo guidato da Carlo Messina porterebbe sotto lo stesso perimetro una grande banca commerciale, una banca d’investimento e una partecipazione strategica nel principale gruppo assicurativo italiano.

La contromossa di Banco Bpm, guidata da Giuseppe Castagna, che aveva proposto a Mps una fusione fra pari è ormai finita nel cassetto, anche perché ha già incassato un primo no da Crédit Agricole, primo azionista del Banco con il 29,3%.

L’ombra della passivity rule Prima di tutto c’è una questione giuridica da porsi.