Milano, 7 giu. (askanews) – Mps torna al centro del risiko bancario italiano, stretta tra la proposta di fusione tra pari arrivata da Banco Bpm e l’ipotesi secondo l’FT di un’offerta concorrente allo studio di Intesa Sanpaolo e Bper. La banca senese, fondata nel 1472 e guidata da Luigi Lovaglio, ha completato il rilancio dopo anni di crisi e presenza pubblica nel capitale, aprendo poi una nuova fase con l’acquisizione di Mediobanca.
Con Piazzetta Cuccia, Mps ha ampliato il perimetro oltre la banca commerciale, entrando in wealth management, private banking, consumer finance, corporate e investment banking. La quota di Mediobanca in Generali porta inoltre Siena dentro uno degli snodi più sensibili della finanza italiana.
Nel primo trimestre 2026 il gruppo ha registrato un utile netto di 521 milioni di euro, ricavi per 1,96 miliardi e Cet1 ratio al 15,9%. Al 31 marzo contava 22.030 dipendenti e 1.549 filiali in Italia, con raccolta commerciale totale a circa 290 miliardi e impieghi lordi per 129 miliardi.
Alla chiusura di Borsa del 5 giugno Mps capitalizzava circa 27,3 miliardi. Il primo socio è Delfin, holding della famiglia Del Vecchio, con il 17,5%, seguito dal gruppo Caltagirone con il 10,3%. Nel capitale figurano inoltre BlackRock al 4,9%, il Mef al 4,9% e Banco Bpm al 3,7%. La quota residua del Tesoro resta un tema aperto nel percorso di progressivo disimpegno richiamato dal ministro Giancarlo Giorgetti. La governance è stata al centro di uno scontro in primavera che ha poi visto prevalare l’attuale Ad Luigi Lovaglio.











