Non conosce l’italiano, quindi non poteva interpretare correttamente le regole imposte né compilare complessi moduli rendendosi conto di aver commesso un illecito.
Basta questo per escludere il dolo e quindi la responsabilità per danno erariale. È questo il principio di diritto applicato dai magistrati della Corte dei conti siciliana in una sentenza pronunciata nei giorni scorsi nei confronti di un cittadino senegalese residente a Sciacca, nell'Agrigentino, a cui veniva contestato un indebito incasso del reddito di cittadinanza per oltre 10mila euro.
La vicenda giudiziaria prende il via in seguito alle verifiche condotte dalla Guardia di Finanza della Città delle Terme, che avevano evidenziato come l’uomo avesse presentato nel 2020 due domande per ottenere il sussidio, dichiarando falsamente di risiedere in Italia da almeno dieci anni, mentre vi era arrivato soltanto nel gennaio del 2016.
Sulla base di questo elemento, la Procura erariale aveva citato in giudizio l’uomo contestandogli la deliberata violazione delle regole e richiedendo la restituzione dell'intera somma erogata dall'Inps.
Nel corso del procedimento, tuttavia, la difesa ha dimostrato che il proprio assistito non fosse in grado di comprendere la lingua italiana: una circostanza era già emersa chiaramente in sede penale, dove la barriera linguistica aveva portato il Giudice per le indagini preliminari ad annullare l'avviso di conclusione delle indagini per la mancata traduzione degli atti.







