«Chiunque vincerà l’anno prossimo dovrà poi trovare un’intesa con l’altra coalizione per l’elezione del capo dello Stato». Parla Dario Franceschini e sembra di sentire Radio Londra, quelle trasmissioni radiofoniche che ai tempi della guerra diffondevano da Oltremanica notizie in codice da decodificare.
Così, nelle afose giornate che preludono alle ferie dei parlamentari, le parole pronunciate dall’ex ministro della Cultura sono rimbalzate nei Palazzi della politica. Dove ormai si avverte un’atmosfera da fine legislatura. E siccome le elezioni del 2027 metteranno in palio il Quirinale più che la poltrona di palazzo Chigi, in molti hanno cercato di interpretare il messaggio del dirigente democratico.
Preso alla lettera, potrebbe apparire un concetto banale, quasi scontato. Ma è cifrato, come lo erano quelli di Radio Londra. In ogni caso è un’affermazione rivoluzionaria in tempi di conflitto permanente tra i due blocchi. Immaginare oggi che le coalizioni si mettano d’accordo per trovare il successore di Sergio Mattarella — al quale nessuno potrebbe chiedere di rimanere alla presidenza della Repubblica per la terza volta — sembra una missione impossibile. Eppure ci sarà un motivo se Franceschini si è espresso nei suoi colloqui riservati con tanto anticipo. Sebbene la corsa al Colle sia già iniziata e i quirinabili si stiano posizionando. Con un occhio alla legge elettorale.Il senatore del Pd ha seguito l’iter della riforma del sistema di voto senza particolari patemi. D’altronde è noto come lo Stabilicum sia gradito ai vertici del suo partito. Ma su un tema ha tenuto alta l’attenzione: il premio di maggioranza, «che non dovrà essere eccessivo — spiegò ai suoi interlocutori — per tenere al riparo le cariche di garanzia». Compresa cioè la carica del capo dello Stato, che dall’avvento della Seconda Repubblica è sempre stata appannaggio del centrosinistra. Fu Giuliano Amato a garantirlo, quando da premier sciolse le Camere facendo in modo che l’elezione per il Quirinale non si svolgesse durante la legislatura guidata dal centrodestra.Ora però quella certezza per il Campo largo non così è granitica. E quindi c’è chi ha decrittato il messaggio di Radio Londra come un appello preventivo a Giorgia Meloni. Appello dettato da una constatazione aritmetica: perché, qualora alle elezioni rivincesse il centrodestra, con il nuovo sistema di voto la futura maggioranza non avrebbe molti margini per far da sola. Senza scomodare i 101 che affossarono Franco Marini e Romano Prodi, va infatti calcolata una fisiologica presenza di franchi tiratori nel segreto dell’urna.Se questo fosse il senso autentico delle sue parole, Franceschini proporrebbe insomma di togliere dalla corsa una serie di quirinabili: offrirebbe una sorta di disarmo bilaterale, eliminando anzitempo le candidature troppo caratterizzate dell’una e dell’altra parte.Comunque ne resterebbero in lizza tantissimi e tutti in cuor loro nutrono speranza. Anche quelli che non ne hanno alcuna. Se volesse, invece di scrivere romanzi, l’ex ministro potrebbe scrivere un libro di storia sui risvolti più segreti delle ultime cinque corse al Colle di cui è stato diretto testimone. Ma non lo fa e non affida nemmeno scampoli dei suoi diari ai giornalisti, «perché i protagonisti sono ancora quasi tutti vivi». Eppure di quelle pagine un appunto è trapelato, ed è una considerazione figlia dell’esperienza: «Chi si sente candidato, resterà a vita candidato». Tombale. Chissà a quanti è dedicato l’epitaffio.Sia chiaro, Franceschini non è candidato al soglio laico ma è un kingmaker. E come tale riconosciuto da alleati e avversari. Sarà per questo che ha deciso di lanciare un segnale, visto che il tema della presidenza della Repubblica è stato sdoganato con largo anticipo nel dibattito politico. Solo che è complicato trovare la chiave per interpretare correttamente le sue parole: «Chiunque vincerà l’anno prossimo dovrà poi trovare un’intesa con l’altra coalizione per l’elezione del capo dello Stato».Uno dei punti più controversi per gli analisti è la decodificazione di un passaggio: quando dice «con l’altra coalizione», Franceschini si riferisce a tutto il centrodestra o solo a una parte? E c’è una correlazione con quanto sta accadendo nel campo dell’attuale maggioranza, dove sono ormai emerse una seconda Lega e soprattutto una seconda Forza Italia? Se così fosse, allora il messaggio andrebbe tradotto così. Qui Radio Londra. Messaggio ai resistenti del centrodestra: dopo le elezioni sceglieremo insieme il capo dello Stato. Chissà.










