Parlano i volontari dei centri migranti di Oujda, in Marocco. Tra i migranti che si sono riversati su Ceuta oltre ai profughi sub-sahariani molti sono marocchini. «Nei giorni scorsi abbiamo cercato di avvisare le autorità di Rabat, ma nessuno ci ha dato ascolto»«Questa marea umana è stata una sorpresa anche per noi». A Oujda, città marocchina al confine con l’Algeria, al centro di accoglienza per i migranti che monitora i flussi in arrivo dalla rotta desertica sentivano che stava per succedere qualcosa, ma nessuno pensava ad un esodo simile. Nessuno era preparato ad immagini come quelle in arrivo da Ceuta. «C’era molto movimento sulle colline intorno a Nador – dice Jamila Berkau, che si occupa della prima assistenza ai migranti – e ci arrivano molte riBianca SenatoreGiornalista freelance. Dal 2020 percorre alcuni tratti delle rotte migratorie per mettersi, anche se per pochi km, nelle scarpe di chi scappa da guerre, tirannie, fame, distruzioni e soprusi. Ha parlato con uomini e donne, con trafficanti, con mediatori, con attivisti e samaritani. Dal Mediterraneo centrale alla rotta balcanica. Dalle isole dell’Egeo al deserto algerino. Dalla Turchia al confine italo-francese. Sempre sulla strada, per scrivere e mostrare cosa avviene sotto i nostri occhi. Si occupa anche di nord Africa e di Medio Oriente. Si occupa del conflitto israelo-palestinese ed è stata a Gaza nel 2015.