Gli operai lavorano uno accanto all’altro. Con martelli demolitori fanno crollare, pezzo dopo pezzo, le tombe costruite dalla mafia all’interno del cimitero Dei Rotoli. Una scena che racconta una scelta precisa: cancellare anche dal camposanto i simboli del potere criminale. È così che il Comune di Palermo ha portato avanti l’abbattimento di altre 34 tombe abusive, dopo le 75 già demolite negli anni precedenti. Un intervento che va ben oltre la semplice eliminazione di manufatti irregolari e che si inserisce in un più ampio percorso di riqualificazione del principale cimitero cittadino. Una rinascita nata anche dalla necessità di lasciarsi alle spalle una delle pagine più dolorose della storia recente del capoluogo siciliano. Tra il 2020 e il 2023 il cimitero Dei Rotoli divenne infatti il simbolo dell’emergenza cimiteriale italiana: oltre 1.500 salme rimasero per mesi senza una sepoltura perché non c’era più spazio, con centinaia di bare accatastate nei depositi e nelle tensostrutture. Immagini che fecero il giro del Paese e che spinsero il sindaco Roberto Lagalla (nato a Bari 70 anni fa) a chiedere al Governo poteri commissariali per affrontare una crisi che sembrava ormai fuori controllo.