Vacanze in Spagna al tempo di Schengen (sospeso). Quanto successo a Ceuta nelle ultime ore ha fatto accendere la spia d'emergenza con il governo italiano che ha deciso di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere con la Spagna dopo l'ondata di arrivi di migranti registrata a Ceuta. La scelta del governo arriva al termine di ore di tensione politica e diplomatica e riporta al centro del dibattito il funzionamento dell'accordo di Schengen. Ma cosa comporta concretamente questa decisione? E può davvero fermare eventuali movimenti migratori verso il nostro Paese?

Come funziona l'accordo di Schengen L'accordo di Schengen rappresenta uno dei pilastri dell'integrazione europea. Firmato il 14 giugno 1985 ha introdotto il principio della libera circolazione delle persone tra gli Stati aderenti. Oggi l'area Schengen comprende 29 Paesi e coinvolge oltre 450 milioni di cittadini, consentendo di attraversare le frontiere interne senza controlli sistematici. Questo principio, tuttavia, non è assoluto. La normativa europea consente ai singoli Stati di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne quando ritengono che esista una grave minaccia per la sicurezza nazionale o per l'ordine pubblico.Cosa comporta la sospensione di Schengen Quando uno Stato decide di sospendere temporaneamente l'applicazione delle regole di Schengen, non vengono chiusi i confini né vietati gli spostamenti. La conseguenza concreta è il ritorno dei controlli di polizia ai valichi interessati, sia in ingresso sia in uscita, con verifiche sui documenti di viaggio delle persone che attraversano la frontiera. L'intesa europea, infatti, non consente di escludere un singolo Stato membro. Quello che i governi possono fare è reintrodurre, per un periodo limitato, i controlli alle frontiere interne quando ritengono che esista una grave minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza nazionale. Il Codice frontiere Schengen stabilisce che questa misura deve essere eccezionale, proporzionata e limitata nel tempo, oltre a essere notificata alla Commissione europea, al Parlamento europeo, al Consiglio dell'Unione europea e agli altri Stati membri. Nel caso italiano, la decisione comporterà controlli rafforzati sui collegamenti diretti tra Italia e Spagna, in particolare negli aeroporti e nei porti interessati dai collegamenti marittimi. Tuttavia gli effetti pratici potrebbero risultare limitati. Italia e Spagna, infatti, non condividono alcun confine terrestre e chi si trova sul territorio spagnolo può comunque raggiungere altri Paesi europei attraverso differenti itinerari.I casi analoghi negli anni passati Negli ultimi anni questa possibilità è stata utilizzata in diverse occasioni. Durante la pandemia di Covid-19 numerosi Paesi europei hanno ripristinato i controlli per limitare la diffusione del virus. Misure analoghe erano già state adottate nel 2015 dopo gli attentati terroristici e durante le fasi di maggiore pressione migratoria verso l'Unione europea. Attualmente diversi Paesi europei hanno già ripristinato verifiche interne per ragioni di sicurezza. Anche l'Italia mantiene controlli al confine con la Slovenia dal giugno 2024, motivandoli con il rischio di infiltrazioni terroristiche, la pressione migratoria lungo la rotta balcanica e le conseguenze dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente. Misure analoghe sono state adottate anche da Germania, Austria, Paesi Bassi e Norvegia. Lo stesso governo italiano ha fatto ricorso recentemente a controlli temporanei anche al confine con la Francia durante il festival "Alta Felicità" in Val di Susa, in concomitanza con le manifestazioni No Tav. Un precedente che dimostra come il ripristino dei controlli sia uno strumento previsto dalla normativa europea, ma soltanto in circostanze eccezionali e con limiti ben definiti.La possibile durata della misura «La sospensione temporanea di Schengen con la Spagna è una scelta necessaria per tutelare la sicurezza dei nostri cittadini e difendere le frontiere europee. Una misura prevista dai trattati e resa oggi ineludibile. La crisi dei migranti a Ceuta ci ricorda che la gestione dei confini dell'Unione è responsabilità comune dei nostri Paesi, l'uno verso l'altro. Occorre lavorare insieme per evitare che flussi incontrollati di migranti entrino nel territorio dell'Ue, con tutti i rischi conseguenti e con la minaccia del terrorismo, che va contrastato senza incertezze». Lo afferma su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Le regole europee prevedono che il ripristino dei controlli debba avere carattere eccezionale e durata limitata. In via ordinaria la misura può restare in vigore fino a 30 giorni, oppure per tutto il periodo in cui persiste la minaccia, se questa è destinata a protrarsi più a lungo. La decisione spetta al singolo Stato membro, che è però tenuto a comunicarla alle istituzioni europee indicando le motivazioni, la durata prevista, le frontiere interessate e la proporzionalità del provvedimento.