La cricca attorno all'appalto della tormentata rete idrica di Agrigento adesso rischia il processo. La locale Procura ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari — atto propedeutico alla formale richiesta di rinvio a giudizio — nei confronti di 24 persone e 8 società coinvolte in un presunto sodalizio criminale dedicato al controllo illecito di appalti pubblici e finanziamenti regionali.

Tra i principali indagati figure di rilievo come l'ex assessore regionale all'Energia Giovanni Roberto Di Mauro, uomo forte del Movimento per l'autonomia nell'Agrigentino, e dirigenti comunali come Sebastiano Alesci. L'indagine della Procura guidata da Giovanni Di Leo fu un terremoto per la città dei Templi. Sia perché la rete idrica colabrodo è tema delicatissimo e negli ultimi vent'anni la politica non è stata in grado di realizzare i lavori necessaria, sia per il calibro dei politici e degli imprenditori coinvolti.

Secondo la ricostruzione della Procura, Alesci e Di Mauro avrebbero promosso e organizzato una presunta associazione a delinquere, finalizzata a una serie indeterminata di reati contro la pubblica amministrazione, dalla turbata libertà degli incanti alla corruzione, orientando l'assegnazione di lavori a imprese "amiche" in cambio di somme di denaro o altre utilità. Al centro degli approfondimenti non solo l'appalto per la rete idrica del capoluogo, ma diversi altri lavori in provincia.