Per il commercio marittimo ridurre le emissioni di gas serra è un problema di difficile soluzione. Alcune compagnie di trasporti cercano di sfruttare l’energia del vento

1. Copenaghen Nonostante il cielo grigio, il lungomare di Copenaghen d’estate sembra la fotografia di una città utopica, con le strutture in legno dei lidi che s’incastrano tra gli edifici di vetro e acciaio. Nelle piscine pubbliche affacciate sul mare alcuni bagnanti nuotano in perfetto stile libero, mentre altri, infreddoliti ma sorridenti, si stringono negli asciugamani. Faccio un bagno veloce perché sono in ritardo sulla tabella di marcia. L’acqua ha un sapore quasi dolce: siamo nel mare meno salato del mondo, il Baltico, che abbraccia la capitale danese.

Mi asciugo e mi vesto in fretta, poi m’incammino lungo il molo verso Christiania, la comunità fondata da bohémien e socialisti considerata ancora oggi un piccolo stato libero, con le sue panetterie, i caffè e i vasi pieni di fiori. Poco alla volta compare alla vista la mia meta: il Tres Hombres, un brigantino dagli alberi svettanti e le vele ammainate, appena arrivato con un carico di vermut e vino da Getaria, un porto basco nel nord della Spagna.

Il Tres Hombres non ha motore: va solo a vela. È un esperimento coraggioso realizzato ai margini dell’industria navale internazionale, un settore che incassa decine di miliardi di euro di profitti all’anno e produce il 3 per cento delle emissioni globali di gas serra. Il Tres Hombres, invece, non ne produce nessuna. La nave è di proprietà di una compagnia olandese, batte bandiera di Vanuatu e, per questa missione, imbarca un equipaggio in maggioranza francese. Il vermut che stanno scaricando è stato prodotto da italiani in Spagna. Sono stato invitato a bordo per circa tre settimane (vento permettendo) in cui consegneremo gli ultimi quattro barili di vino spagnolo a La Rochelle, a metà della costa atlantica francese, dove la stiva sarà riempita di vino francese da riportare a nord, ad Amsterdam.