La rotta verso lo “zero netto” nel trasporto marittimo è tracciata, ma il percorso è accidentato. Il Net-Zero Framework (Nzf) – il meccanismo globale che dovrebbe introdurre carbon pricing, crediti e incentivi per spingere le navi verso le zero emissioni – è ancora fermo. I negoziati dell’Organizzazione marittima internazionale (Imo) restano bloccati e le decisioni sono rinviate al 2026.

Secondo Lloyd’s Register, dopo il voto di ottobre, il dossier è stato rimesso al Marine Environment Protection Committee (Meoc 84), chiamato a ridefinire il quadro regolatorio. Il nodo è il funzionamento del Nzf: penalità sulle emissioni, crediti scambiabili e un fondo internazionale per sostenere la transizione delle flotte.

Il confronto geopolitico è aperto. Gli Stati Uniti rifiutano qualsiasi tassa globale sulle emissioni delle navi sotto la propria bandiera, posizione sostenuta da Arabia Saudita e grandi esportatori di petrolio. L’Unione europea spinge per mantenere l’obiettivo di neutralità climatica al 2050.

Sul piano tecnico, però, la macchina dell’IMO non si ferma. Il gruppo Iswg-Ghg 20 ha definito le priorità 2025: nuove linee guida sui carburanti “zero o quasi zero emissioni”, revisione del sistema di monitoraggio delle emissioni e avvio del quinto GHG Study, che aggiornerà i dati globali 2018-2025.