Si trova poco più a nord di Cuzco, ma è diversissimo dalla capitale turistica del Perù. Il parco nazionale del Manu è un posto incontaminato, con una delle biodiversità più grandi del mondo

La sagoma nera della foresta vergine si staglia tra il cielo notturno e il fiume che luccica scuro. Ogni tanto un tronco d’albero colpisce la stretta imbarcazione mentre alle nostre spalle il timoniere è alle prese con il motore che singhiozza.

Quanto manca al lodge? “Una quarantina di minuti”, risponde Cleber Usca, allegro e rilassato anche dopo un giorno e mezzo di viaggio tra barca e minivan. Da Cuzco, a 3.400 metri di altezza, siamo scesi fino al cuore del parco nazionale del Manu, appena trecento metri sopra il livello del mare.

Usca, 33 anni, fa la guida nel parco da nove anni. Sua madre è originaria della vicina cittadina di Pillcopata e lui da bambino veniva qui dai parenti per l’estate. Con i cugini faceva il bagno nel fiume, pescava pesci e piccoli caimani. “La sera li arrostivamo sul fuoco, insieme alla manioca”, racconta, “poi ci addormentavamo distesi sulla sabbia, senza tende, protetti solo da una coperta leggera”.

Sulla mappa il Manu è appena poco più a nord di Cuzco, eppure la giungla è distante anni luce dalla capitale turistica del Perù. In passato gli avventurieri cercavano qui Paititi, la leggendaria città degli inca. Nel 1973 l’area tra i fiumi Madre de dios e Manu fu dichiarata parco nazionale.