Sfide scientifiche

Una batteria capace di aumentare l’autonomia delle auto elettriche, ridurre il rischio di incendio e ricaricarsi più rapidamente sembra la soluzione ideale a molti limiti della tecnologia attuale. È la promessa delle batterie allo stato solido, sulle quali lavorano produttori come CATL, Toyota, Samsung SDI, LG Energy Solution e BYD, insieme a società specializzate quali QuantumScape, Solid Power, Factorial e ProLogium. Il flusso di investimenti è enorme: entro il 2025 le startup statunitensi ed europee impegnate nel settore avevano raccolto complessivamente più di 4 miliardi di dollari, mentre CATL disponeva già nel 2024 di un gruppo di ricerca formato da oltre 1.000 persone.

La corsa, però, non nasce soltanto dalla volontà di sostituire un liquido infiammabile con un materiale solido. Il vero obiettivo è ridurre una parte della massa che oggi serve a controllare la reazione elettrochimica e, soprattutto, rendere praticabile l’impiego del litio metallico al posto della grafite. In teoria, una simile architettura può immagazzinare più energia nello stesso peso. La realtà, invece, è che gli elettroliti solidi introducono problemi meccanici, chimici e produttivi che non compaiono nelle presentazioni commerciali.