di
Andrea Bonafede
Calo generalizzato non solo per le denominazioni italiane, ma anche per quelle europee. Le bollicine mostrano i migliori segnali di resistenza
Il primato del Prosecco, lo sprint dell’Asti spumante, la tenuta dei bianchi siciliani e toscani, la resilienza dei rossi piemontesi in un panorama che evidenzia un rallentamento del settore vitivinicolo. È la fotografia scattata dal nuovo report di Nomisma Wine Monitor, dedicato alle esportazioni dei vini Dop italiani, ed europei, nel primo quadrimestre 2026, che conferma una stagione di ripensamento da parte del vino, tra calo dei consumi globali e nuovi modelli produttivi. Nel complesso, l’export tricolore delle Denominazioni di Origine Protetta da aprile a gennaio 2026 ha registrato un valore complessivo di 1,546 miliardi di euro, in flessione del 6,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. I volumi esportati sono stati pari a 318,9 milioni di litri, in calo del 3,0%, mentre è diminuito il prezzo medio, del 3,4%, a quota 4,85 euro al litro.
Il contesto europeoNumeri che si inseriscono in un trend di debolezza generalizzato a livello europeo: la Francia è il Paese che tiene di più e si conferma top exporter per dimensioni (2,815 miliardi di euro), registrando una flessione a valore del 3,4% a fronte di un lieve recupero dei volumi (+1,5%), con un prezzo medio in calo del 4,9%. La Spagna si conferma il Paese con le difficoltà maggiori del comparto: dopo le pesanti perdite dell'anno precedente, avvia il 2026 con un calo dell'8,5% a valore e un ulteriore taglio a doppia cifra nei volumi (-11,4%), pur con un lieve ritocco del prezzo medio (+3,4%, a 4,78 euro al litro). Infine, confermano la fase di sofferenza del settore anche Germania e Portogallo, entrambe in calo rispetto al 2025 sia nei valori (-5,5% e -0,6%) sia nei volumi (-2,1% e -0,9%).








