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L’università di Verona ha avviato un’indagine interna sulle condizioni di lavoro dei medici specializzandi nell’ospedale universitario della città: nell’esposto da cui è iniziata l’indagine, ricevuto anche dalla procura veronese, sono segnalati turni di 14 giorni di fila senza riposi, compiti che dovrebbero spettare ai medici strutturati svolti dagli specializzandi senza alcun tipo di assistenza, e prestazioni sanitarie fatte con credenziali informatiche di altri dipendenti. Le chat, i prospetti dei turni, le prenotazioni e gli accessi informatici allegati all’esposto descrivono una prassi organizzata, non una somma di episodi isolati.

Potrebbe sembrare un caso eccezionale, invece è molto simile a molti altri già denunciati negli ultimi anni in altre scuole di specializzazione, che mostrano uno sfruttamento sistematico dei medici specializzandi alla prima esperienza lavorativa negli ospedali.

Gli specializzandi sono medici già laureati e abilitati che frequentano per quattro o cinque anni una scuola di specializzazione, con turni in ospedale, per imparare un mestiere specifico: chirurgia, ginecologia, cardiologia, anestesia e così via. In Italia sono circa 48mila. Per legge non possono lavorare più di 48 ore alla settimana e devono avere riposo settimanale e giornaliero garantito. Vengono pagati da 1.600 a 1.700 euro al mese, a cui vanno tolti poco meno di 200 euro al mese di tasse universitarie.