Giustizia

Giovanni M. Jacobazzi

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PIERANTONIO ZANETTIN FI, CARLO NORDIO MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Alla fine, nel decreto Giustizia-Migranti, le intercettazioni sono rimaste esattamente dov’erano. Nessun ritorno alla disciplina precedente al 2023 e nessun ampliamento dell’utilizzabilità delle cosiddette intercettazioni “a strascico”. Una vittoria di Forza Italia dietro alla quale si è però consumato uno strappo con i meloniani che puntavano a rimettere tutto in discussione. Il tema era emerso durante l’esame parlamentare del decreto, quando alcuni emendamenti presentati da FdI miravano ad ampliare la possibilità di utilizzare, in procedimenti diversi da quello originario, le conversazioni intercettate. La disciplina oggi vigente, va ricordato, è il risultato della riforma approvata nel 2023 proprio su iniziativa di Forza Italia. L’intervento aveva modificato l’articolo 270 del codice di procedura penale, restringendo la circolazione delle intercettazioni tra procedimenti diversi e superando la normativa introdotta durante il governo Conte II dall’allora ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. I risultati delle intercettazioni possono quindi essere utilizzati in un diverso procedimento soltanto in caso di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza. È proprio su questo punto che gli azzurri hanno deciso di tenere il punto: nessun ritorno allo schema precedente alla riforma del 2023 e nessuna disponibilità ad affrontare una materia così delicata attraverso emendamenti inseriti in un decreto che si occupa prevalentemente di immigrazione.