Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiAlcune Regioni hanno approvato una legge sul fine vita per dare la possibilità a chi si trova in determinate, ultimative situazioni di poter mettere fine alla propria sofferenza, nella convinzione che non è accettabile imporre di sopportare dolore a chi non ha alcun margine di uscita dalla situazione in cui si trova e alla quale è sua volontà porre fine.

Le polemiche che queste leggi hanno suscitato sono poco comprensibili sia perchè ognuna di esse prevede confini insormontabili rispetto a pratiche, per esempio l’eutanasia, che nulla hanno a che vedere con le situazioni terminali che queste leggi affrontano, sia perchè l’obiettivo è evitare il fai-da-te con i viaggi all’estero non sempre trasparenti o l’arrangiarsi e finire in una lista che si sta allungando (la cronaca riporta solo i casi di chi è conosciuto).

Un problema che riguarda questioni tanto delicate non dovrebbe essere delegato alle singole Regioni, determinando quindi una situazione arlecchinesca. Ma la colpa non può essere ascritta alle Regioni che hanno tentato di turare una falla bensì al legislatore che non è riuscito a promulgare una legge e quindi a dettare norme omogenee su tutto il territorio nazionale. Una legge su cui tutti dovrebbero confluire poiché non si tratta di obblighi ma del riconoscimento di un diritto, quello alla dignità della propria vita, che poi ognuno può fare o meno valere secondo la propria sensibilità e il proprio credo.