La seconda e ultima giornata di Camosci Sound è domenica 2 agosto e si apre con il concerto di Massimo Zamboni. Il sessantanovenne compositore e chitarrista emiliano, già colonna di gruppi monumentali come Cccp e Csi, sale sul palco accompagnato da Erik Montanari e Cristiano Roversi; il live delle 20 è preceduto da una conversazione tra l’artista e il giornalista Enrico Deregibus. Zamboni, come ha costruito lo spettacolo? «Come un itinerario emotivo all’interno del mio ultimo libro, “Pregate per Ea”. Abbiamo pensato di ricavarne un reading concerto, cosa che del resto capita spesso con i miei libri. Quindi sono letture alternate a canzoni in acustico o a sonorizzazioni ambientali. È la prima volta che lo presentiamo in Italia dopo il debutto in Svizzera e farlo in montagna è un valore aggiunto perché la storia proviene dall’Appennino». Da autore del disco “P.P.P. – Profezia è predire il presente”, che effetto le fa il tentativo della destra italiana di accaparrarsi Pier Paolo Pasolini? «Non ce la possono fare, Pasolini è più forte della destra e della sinistra, dei cattolici e degli atei. Non era di destra, né apparteneva alla sinistra bacchettona del Pci di allora, così lontana dai diritti civili e dall’esposizione del corpo». A fine agosto con il tour “In viaggio” si terrà la reunion dei Csi: perché avete sentito questa esigenza? «Perché 26 anni fa ci lasciammo in modo molto drammatico, violento, e sentivamo il bisogno di una boccata d’ossigeno. Dopo la reunion dei Cccp ci siamo scambiati la disponibilità di trovarci, per un breve periodo, con i Csi. Al di là delle divergenze personali, ci sono le canzoni: sono nostre figlie e al tempo stesso nostre genitrici. È anche stato bello tornare insieme in Mongolia, dove trent’anni fa nacque di fatto l’album “Tabula rasa elettrificata».
Massimo Zamboni a Camosci Sound: “Pasolini era più forte del dualismo destra-sinistra”
Il chitarrista, colonna di Cccp e Csi: “Dopo il successo al Tuxedo salii sulla Mole e piansi di gioia”









