Le banche europee sono diventate più attente ai rischi geopolitici e ai loro effetti negativi. E' quanto emerge dallo 'stress test inverso' condotto dalla Bce dove sono gli stessi istituti di credito a produrre scenari "rappresentativi delle loro vulnerabilità individuali" e non quindi Francoforte.
Dall'analisi dei risultati è emerso come sia "migliorata la loro comprensione delle conseguenze che conflitti armati e interruzioni delle catene di approvvigionamento potrebbero avere sulla loro attività". Tuttavia, l'esercizio ha anche evidenziato ambiti in cui sono necessari ulteriori miglioramenti.
Nello stress test alle banche è stato assegnato un obiettivo di riduzione di 300 punti base del proprio coefficiente di capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1, Cet1) ed è stato chiesto loro di elaborare scenari fondati su una narrativa di rischio geopolitico da cui sarebbe derivato un tale esito. Negli scenari di stress, le posizioni di liquidità delle banche si sono mantenute generalmente al di sopra dei requisiti minimi regolamentari.
Tuttavia, diverse banche hanno registrato soltanto effetti contenuti sugli indicatori di liquidità, nonostante il significativo deterioramento patrimoniale ipotizzato nello scenario. Poiché le tensioni sulla solvibilità e sulla liquidità sono spesso strettamente interconnesse durante una crisi, la Bce "avvierà un confronto con le banche interessate al fine di migliorare i rispettivi quadri di riferimento per le prove di stress".











