L’ex telecronista racconta nell’intervista a Fanpage.it chi era Franco Baresi, cosa ha rappresentato per il Milan e per il calcio italiano. “Quando lo vidi alzare la Coppa dei Campioni ripensai a quel ragazzo timido conosciuto tanti anni prima. In quel momento c’era tutta la sua vita racchiusa in un solo fotogramma”.
Franco Baresi è stato il simbolo del grande Milan di Silvio Berlusconi.
La morte di Franco Baresi lascia un vuoto enorme nella storia del calcio italiano e del Milan. Per Bruno Longhi non è stato solo il più grande difensore dei rossoneri e della Nazionale, ma un uomo che ha imparato a convivere con il dolore fin da bambino e ha trasformato il silenzio in leadership. Lo ha visto crescere da quando era un ragazzino "quasi impaurito", incapace di parlare davanti a una telecamera, fino a diventare il capitano che avrebbe alzato la Coppa dei Campioni e cambiato per sempre la storia del Diavolo e della Serie A divenendo la figura di riferimento della squadra rivoluzionaria di Arrigo Sacchi. Nell'intervista a Fanpage.it, l'ex telecronista ripercorre oltre quarant'anni di ricordi e svela il lato più umano di Baresi, raccontando anche il legame speciale con Silvio Berlusconi: "Per lui è stato un secondo padre, gli è rimasto vicino anche nei momenti più difficili della sua vita". Longhi rivela anche un aneddoto poco conosciuto sulla nascita del Milan degli Invincibili: quando il Presidente annunciò a Milanello che quella squadra sarebbe diventata la più forte d'Europa e forse del mondo. "Fece una promessa folle, Franco mi confidò che non capiva se fosse un visionario oppure un pazzo". E poi c'è l'immagine che custodisce ancora oggi come la più preziosa: "Quando lo vidi alzare la Coppa dei Campioni ripensai a quel ragazzo timido conosciuto tanti anni prima. In quel momento c'era tutta la sua vita racchiusa in un solo fotogramma".











