Tra il 2000 e il 2024 sarebbero state prodotte tra 2.000 e 5.000 tonnellate di uranio nella Repubblica Democratica del Congo e sfuggite ai controlli dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aies). Si tratta dell'uranio che viene estratto nelle miniere di cobalto, uno dei materiali chiave per la produzione delle batterie al litio e che dall'Africa viene esportato in particolare in Cina. Durante il processo di raffinazione dell'idrossido di cobalto grezzo per produrre cobalto metallico, l'uranio deve essere rimosso, diventando un sottoprodotto di grande valore. Lo indica lo studio pubblicato sulla rivista Nature Communications e guidato dagli ingegneri nuceleari Ryan Manzuk, dell'Università del Wisconsin-Madison e dell'Università di Princeton, e Sébastien Philippe,dell'Università del Wisconsin-Madison, in collaborazione con giornalisti di Lighthouse Reports e del Financial Times.

La stima della produzione si basa su dati geochimici, registri commerciali relativi alle miniere e su un modello chimico di lavorazione del cobalto. La quantità di uranio prodotta nella Repubblica Democratica del Congo, secondo le stime dei ricercatori, "potrebbe essere utilizzata per produrre materiale fissile per circa 600-1500 armi nucleari o per alimentare un reattore nucleare ad acqua leggera standard per 10-25 anni, quindi si tratta di una quantità considerevole".