Si è spenta nella sua casa di Los Angeles, all’età di 91 anni, dopo una lunga battaglia contro il morbo di Parkinson. Simone Forti se ne va lasciando dietro di sé una delle eredità più profonde e grandi della danza contemporanea e della performance art internazionale: quella di una donna, ballerina, coreografa e artista che ha passato sessant’anni a interrogare il suo corpo. A trovare il movimento prima ancora delle e parole.

«Un’artista del movimento, che pensa con il corpo»

Nel 2023 le è stato assegnato il Leone d’Oro alla carriera della Biennale Danza di Venezia, riconoscimento che ha coronato una vita intera dedicata alla sperimentazione del linguaggio del corpo. Amava definirsi un’«artista del movimento, che pensa con il corpo»: poche parole che riassumono tutta la sua ricerca. Per la pioniera della Postmodern Dance, il corpo non era uno strumento al servizio di un’idea, ma il luogo stesso in cui l’idea nasceva. Forti rifiuta la tecnica accademica classica — pointe, salti, linee perfette — per concentrarsi su movimenti quotidiani e naturali: appoggiarsi, arrampicarsi, rotolare, camminare. Non ha mai cercato la bellezza spettacolare del gesto, ma la sua verità fisica.

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