di
Federico Berni
Il bandito che ha segnato gli anni della mala milanese soffre di Alzheimer: le sue condizioni si sono aggravate e un anno fa è stato portato in una casa di cura a Padova. Ora i guidici hanno accolto l'istanza dei legali del 76enne e il differimento della pena è diventato definitivo
Il suo destino scritto all’età di 76 anni (vissuti pericolosamente). Renato Vallanzasca, il bandito che ha segnato l’epoca della vecchia mala milanese, finirà i suoi giorni in una Rsa di Padova, dove è ricoverato (in regime di detenzione domiciliare) a causa del morbo di Alzheimer che ne sta minando irrimediabilmente la salute. Il differimento della pena era stato disposto nel 2024 dal tribunale di sorveglianza di Milano, e ora è diventato definitivo, dopo l’accoglimento dell’istanza presentata dai legali di Vallanzasca ai giudici di Venezia. L'ex boss della Banda della Comasina continuerà a scontare la propria pena nella struttura per anziani in provincia di Padova. Le sue condizioni di salute, giudicate troppo gravi, non sono compatibili con la detenzione in un penitenziario.
Il criminale degli anni ‘70-’80 è detenuto da oltre mezzo secolo per scontare 4 ergastoli per omicidi, rapimenti, rapine e evasioni. Due anni fa, l’Ambulatorio di Psichiatria del servizio di Medicina penitenziaria dell’Asst San Paolo, in una relazione ai giudici, aveva rappresentato che «la condizione più adeguata alla situazione di salute del paziente» sarebbe stata quel tipo particolare di Rsa, perché il suo attuale stato «rende difficile la compatibilità con il regime carcerario, anche per la necessità di assistenza sempre più intensa e continuativa. Un anno fa, invece alcuni ex componenti della banda avevano lanciato una petizione online per la grazia: «È malato e muoia da uomo libero» chiedeva in sostanza Tino Stefanini che fu componente della «batteria» di Vallanzasca che nell'iniziativa è sostenuto da un altro della banda, Osvaldo «Cico» Monopoli. «La situazione di Vallanzasca è quella di una persona malata, gravemente malata, che ha smarrito la memoria, vive in uno stato di demenza e non riesce più a parlare e stare in piedi. Mi auguro che dopo 54 anni di galera possa morire da uomo libero».






