L'intelligenza artificiale è arrivata anche nei menu dei ristoranti, ma il risultato spesso è ben poco appetitoso. Le immagini di piatti generate con AI nei menu e usate nelle campagne di comunicazione dei ristoranti si moltiplicano. Ma la questione è etica, oltre che estetica: se il piatto mostrato non esiste davvero, fino a che punto quella foto è una promessa legittima al cliente? Ed è un tema che iniziano a porsi in molti.

“Questa tendenza dell’AI nei ristoranti ci sta facendo passare la fame. Sul serio, smettetela”. Con questo titolo, Joe Hoeffner sul magazine americano Takeout – testata che racconta il cibo come fenomeno culturale e sociale – polemizza contro un certo uso dell’intelligenza artificiale nel mondo della ristorazione e sostiene che bisognerebbe protestare.

A che cosa si riferisce? A ciò in cui molti consumatori si sono, più o meno consapevolmente, già imbattuti: il logo di una nuova hamburgeria, così lucido e levigato da sembrare una versione plastificata di un logo normale; un volantino sovraccarico, difficile da leggere, con fotografie fasulle; un piatto che in realtà nessun cuoco ha mai cucinato.

L’accusa è spietata: usare l’IA significa disprezzare i clienti, perché le immagini sono brutte e senza cura.