Di fronte alla proposta di Infantino di “privatizzare” il calcio a favore della FIFA, la reazione di Uefa e CONCACAF: ma dietro alla ricerca dei maggiori ricavi in assoluto, c’è l’eterna pluridecennale lotta tra le due potenze che governano il mondo del pallone.

Ciò che è accaduto negli ultimi giorni è semplicemente l'ennesima tessera nel mosaico dell'infinita lotta di potere tra FIFA e Uefa, i due giganti che governano il calcio a livello internazionale senza praticamente antitesi. La spinta della FIFA ad annunciare al private equity, aprendo di fatto la "vendita" della Coppa del Mondo, rappresenta l'ultimo tentativo drastico di rimodellare il panorama commerciale del calcio globale a proprio esclusivo vantaggio. E così si è aperto nell'immediato un nuovo fronte nella pluridecennale battaglia per il potere e il controllo sull'enorme ricchezza. Di fronte due tra gli uomini più potenti del pianeta calcio: Gianni Infantino che guida l'organismo mondiale del pallone e Aleksandr Ceferin, a capo dell'UEFA il colosso europeo dalla fortissima presenza internazionale.

La proposta di Infantino e la reazione di Ceferin: FIFA e Uefa allo scontro totale L'ultima proposta di un sempre più borderline Presidente FIFA, Gianni Infantino, prevede creare una società sussidiaria privata da circa 20 miliardi di dollari per gestire la Coppa del Mondo e altri eventi FIFA, offrendo quote fino al 20% a investitori esterni e ricevere sempre più ingenti ricavi economici. La proposta offre alle varie Federazioni affiliate l'accesso a finanziamenti immediati per progetti speciali e ulteriori sovvenzioni nei successivi cicli quadriennali: un incentivo considerevole soprattutto per le nazioni calcistiche piccole ed emergenti che hanno così un prospetto complessivo che tocca i 40 milioni di euro complessivi. L'Uefa di Ceferin ha reagito con una durezza rara e, dopo un’assemblea di emergenza delle sue 55 federazioni, ha annunciato all’unanimità che non parteciperà a nessuna competizione FIFA, boicottando di fatto ogni iniziativa, in attesa di vedere il piano abbandonato del tutto. Il messaggio è stato chiaro a tutela del mondo del calcio: il Mondiale non è un prodotto finanziario da immettere sul mercato a proprio piacimento perché non appartiene alla FIFA, nel tentativo di trasformare una partecipazione fino ad oggi figlia di una eredità sportiva, in una obbligazione di ritorno economico. Ma sullo sfondo, è stato il pretesto per criticare soprattutto sul metodo: la FIFA ha presentato una proposta preparata in modo riservato e senza confronti, decidendo tempi, cifre e modalità in totale autonomia.