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Francesca Bonazzoli

La moda del ventaglio dilaga dopo decenni, segnati dal consumismo di massa e dal fast fashion, in cui l'accessorio è passato sotto traccia. I pezzi di artigianato più preziosi nascono anche a Milano

Le grandi dame di Spagna ritratte da Francisco Goya lo portavano sempre con sé. Ma anche le popolane di Murillo, le floride borghesi di Rubens, su nei secoli fino a Monet, Klimt, Modigliani, Boldini, Picasso. Nobili e plebee, opulente matrone o nevrotiche filiformi, nessuna donna, nel passato, ha mai rinunciato a un accessorio come il ventaglio. L’uso è cessato solo con l’arrivo del consumismo di massa, della fast fashion e della bruttezza. In questa torrida estate, però, la generazione Z, ha eletto il ventaglio a oggetto del desiderio. La riscoperta di un accessorio utile anche a togliere l’imbarazzo di come gestire le mani, è partita proprio dalla generazione che domina la tecnologia e l’Ai.

Poca cosa, si dirà, rispetto alla partecipazione di massa con cui è riuscita a condizionare il risultato dell’ultimo referendum. E però non è tutto qui: perché se fosse solo per trovare sollievo dal caldo, basterebbe uno di quei ventilatorini a pile (per niente ecologici) nei colori marshmallow che si vedono appesi al collo delle ragazzine più giovani. Ma un ventaglio sventolato con nervosismo o con calma ha il potere di bloccare una conversazione noiosa o al contrario mandare un messaggio di disponibilità. E che dire di un sorriso inviato con i soli occhi, coprendo la parte inferiore del viso? Roba da nonne? No. Da esperti comunicatori.