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Marco Bonarrigo e Gaia Piccardi

Intervista al campione italiano verso l'Europeo di Birmingham: «Stavo per arrendermi, poi è cambiato tutto con un messaggio. Con Camossi abbiamo ricominciato da capo, ora mi interessa meno il giudizio degli altri»

Marcell Jacobs, l’Europeo di Birmingham, dove l’Italia porta la Nazionale più numerosa di sempre (132 azzurri), arriva in un momento felice della carriera: cosa significherebbe, a quasi 32 anni, un terzo oro nei 100?«Mi inserirebbe tra i migliori sprinter europei di sempre e varrebbe tantissimo. Stavo per arrendermi, sono tornato dopo un’annata difficile, corro di nuovo forte: il mio percorso mi fa capire che fondamentalmente è tutto nella testa. Mai smettere di credere in sé stessi».

Tra il quasi ritiro e il ritorno sotto i 10” dopo l’Olimpiade di Parigi, qual è stato il momento di svolta?«Volevo prendermi veramente, dopo i Mondiali di Tokyo dello scorso anno, tutto il tempo necessario per capire cosa volevo fare. Non ho toccato una pista di atletica per mesi, poi mi è arrivato il messaggio di Rana Reider: vado in Cina. Ho preso il telefono e ho scritto a Paolo Camossi: vuoi tornare ad essere il mio coach? Dal momento in cui lui mi ha detto sì, è come se dentro di me fosse rinata la voglia. Ok, ricominciamo da capo. E sono ripartito con una determinazione nuova».