di
Ruggiero Corcella
Anche Agenas riconosce ufficialmente la simulazione come nuova metodologia degli Ecm. Una svolta che punta a ridurre gli errori sui pazienti e che poggia su oltre vent'anni di ricerca internazionale, alla quale ha contribuito anche il gruppo italiano guidato dall'ingegnere biomedico Andrea Moglia
Nessuno salirebbe su un aereo sapendo che il pilota sta affrontando per la prima volta un'emergenza. Da decenni l'aviazione civile considera la simulazione una componente essenziale dell'addestramento, perché permette di esercitarsi in scenari complessi, imparare dagli errori e acquisire sicurezza senza mettere a rischio vite umane. Oggi lo stesso principio entra ufficialmente anche nella formazione dei professionisti sanitari italiani.Con la Delibera n. 10 del 2026, la Commissione Nazionale per la Formazione Continua di Agenas ha riconosciuto la simulazione tra le nuove tipologie formative dell'Educazione Continua in Medicina (ECM), attribuendole un ruolo strategico nell'acquisizione delle competenze pratiche e nella prevenzione degli errori clinici. È un cambiamento destinato a incidere profondamente sulla formazione dei professionisti sanitari: non si tratta più di una metodologia sperimentale, ma di uno strumento riconosciuto istituzionalmente per migliorare la qualità delle cure e la sicurezza dei pazienti.








