La giustizia ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Difesa per la morte di un sottufficiale dell’Aeronautica Militare, vittima di un mesotelioma pleurico causato dall’esposizione all’amianto durante il servizio. Il Tribunale di Napoli ha condannato il Dicastero al risarcimento della famiglia della vittima con una somma superiore ai 468mila euro, oltre alla rivalutazione e agli interessi. Il maresciallo C.M., originario di Napoli, aveva prestato servizio per quasi quarant’anni come motorista e tecnico manutentore, lavorando quotidianamente a contatto con velivoli e componenti che, all’epoca, contenevano fibre di asbesto. La malattia, diagnosticata nel 2013, ha portato al decesso del militare nel luglio 2015, dopo un lungo e doloroso calvario fatto di cure e ricoveri. La vicenda assume un rilievo particolare anche per la provincia di Grosseto. Tra le diverse basi italiane in cui il sottufficiale ha prestato servizio durante la sua lunga carriera, figura infatti anche il capoluogo maremmano, insieme a importanti scali come Capodichino, Pratica di Mare, Gioia del Colle e Grazzanise. L’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona), che ha seguito la vicenda, sottolinea l’importanza della sentenza anche sotto il profilo giuridico. Il giudice del Tribunale di Napoli ha infatti respinto l’eccezione di prescrizione sollevata dal Ministero della Difesa. Nelle motivazioni si chiarisce che il termine per agire in giudizio non deve decorrere dalla data della diagnosi o del decesso, bensì dal momento in cui i familiari hanno acquisito la piena consapevolezza del nesso causale tra la patologia e l’attività lavorativa. Un nesso che era stato in seguito formalmente riconosciuto anche attraverso il conferimento dello status di "vittima del dovere".