Su YouTube sono apparsi due oggetti anomali: Pomegranate e Nightborne, corti di fantascienza dichiaratamente “fatti con l’AI“. Il primo nasce da un collettivo indipendente che usa i modelli generativi come acceleratore di immaginario, il secondo da Neill Blomkamp, autore di District 9, che affida a Seedance 2.0 l’intero apparato visivo. Il risultato è un vero e proprio crash test: quanto siamo disposti ad accettare un cinema fatto di prompt, dove l’AI sostituisce camera, CGI e perfino gli attori?
Il vecchio mestiere della CGI
Nightborne dura poco più di tredici minuti ed è dichiaratamente un banco di prova: Blomkamp lo ha generato per intero con Seedance 2.0, dirigendo inquadratura per inquadratura via prompt, come primo passo verso un lungometraggio con lo stesso metodo. La cornice è quella documentaristica che l’autore frequenta da sempre, con la storia di una pilota militare data per morta e di un programma segreto del governo attivo alle sue spalle. I volti e le voci appartengono a trentadue persone reali che hanno concesso la propria immagine, mentre le concept art restano opera di artisti umani. La resa è straordinaria.
La computer grafica così come l’abbiamo conosciuta per trent’anni appare già superata, salvo pochi passaggi in cui la vecchia pipeline resta ancora migliore. Il grosso del corto ottiene per prompt quello che prima richiedeva mesi di rendering e una squadra di venti persone. Sugli attori sintetici la nostra impressione è che recitino meglio di un interprete mediocre e peggio di uno bravo, buoni per le comparse ma non per i protagonisti.






