I parenti di Simona Cinà non accettano le decisioni della Procura di Termini Imerese. Nero su bianco esprimono il loro disappunto per una verità, a loro dire, «negata». Questa la lettera che hanno inviato ai giornali.«Siamo amareggiati, addolorati e sconcertati dal fatto che, a un anno dalla tragica morte della nostra amata Simona, la Procura di Termini Imerese sembri dirci, in sostanza: Simona è morta, ma non sappiamo esattamente perché, e ancora: Simona è morta per una tragica fatalità. Simona era andata felice a una festa. Ci è stata restituita senza vita, e dopo un anno gli inquirenti non sono stati in grado di dirci davvero come sia morta, perché sia morta e se vi siano responsabilità nella sua morte. Noi non possiamo accettare una risposta così deludente. Un anno di indagini, mesi di perizie, proroghe su proroghe, per arrivare a dirci che Simona è morta perché è annegata nella piscina attorno alla quale festeggiavano e ballavano decine di persone. Questo lo sapevamo dal primo giorno. Quello che chiedevamo alla Procura di Termini Imerese era una spiegazione plausibile di come sia possibile che una ragazza piena di salute, sportiva ed esperta nuotatrice, sia morta annegata in piscina solo per aver bevuto qualche drink in più. Come si può annegare nel bel mezzo di una festa, con decine di persone attorno a quella piscina, senza che nessuno veda o senta nulla? E come è possibile che ciò accada quando, secondo quanto dichiarato dagli stessi amici presenti, Simona era stata con loro, vicina a loro, fino a pochi minuti prima del ritrovamento? Ci può credere qualcuno, a parte la Procura di Termini Imerese? Morire così, e nessuno si accorge di nulla: questa è giustizia? No, non ci convince la risposta della Procura. Non ci convincono le indagini lacunose della Procura e dei Carabinieri. Non ci convince la perizia dei consulenti nominati dal Pubblico Ministero. Non è questa, per noi, la verità sulla morte di Simona. Continueremo a batterci perché si indaghi davvero e fino in fondo, per fugare il sospetto che tante reticenze e tanti silenzi possano coprire qualcuno che abbia avuto responsabilità, anche indirette, nella tragica morte della nostra Simona. Vogliamo sapere se qualcuno stia proteggendo qualcun altro. Riteniamo impossibile che nessuno sappia qualcosa in più rispetto a ciò che emerge dagli atti. E riteniamo altrettanto doloroso e inspiegabile che, se davvero nessuno aveva nulla da rimproverarsi, nessuno di loro abbia sentito il bisogno di venire al cimitero, di fermarsi davanti a Simona, di portarle un fiore, di mostrare alla nostra famiglia almeno un gesto di vicinanza umana. Per questo ci opporremo con fermezza a questa archiviazione. Non crediamo che Simona possa essere morta in silenzio, da sola, senza che nessuno se ne rendesse conto, in una festa affollata da decine e decine di conoscenti, amici e amiche». La lettera è firmata dai genitori Luciano Cinà, Giuseppa Corleone, dal fratello Gabriele e dalla sorella Roberta.