Anche il Politecnico contribuisce allo sviluppo di Etna, il nuovo rover italiano progettato per testare capacità critiche per l'esplorazione della Luna, che ha appena ricevuto il suo nome attraverso un sondaggio su Instagram promosso dall'Agenzia Spaziale Italiana – ASI. Il veicolo è stato sviluppato nell'ambito del programma Universal Locomotion System (ULS), interamente finanziato dall'ASI e coordinato da THALES Alenia Space, con il contributo di Leonardo, IIT, ALTEC, AIKO, Volta Structural Energy e del Centro Interdipartimentale PIC4SeR del Politecnico di Torino.Il veicolo esplorativo, il cui nome è stato scelto con un'ampia partecipazione del pubblico, è stato progettato per muoversi in autonomia su terreni complessi e irregolari e, nelle scorse settimane, ha affrontato una nuova campagna di test proprio sul vulcano siciliano da cui prende il nome.Etna, acronimo di Exploration Technology for Navigation & Autonomy, è infatti stato messo alla prova sui terreni vulcanici dell'Etna, le cui caratteristiche morfologiche riproducono alcune delle condizioni tipiche della superficie lunare: pendenze elevate, substrato granulare e assenza di vegetazione rendono quest'area un laboratorio naturale ideale per verificare le prestazioni del rover in vista delle future missioni spaziali.Dopo il successo della prima fase di validazione nelle strutture di ALTEC a Torino, i test hanno confermato le capacità del veicolo in scenari controllati, verificando l'interazione con terreni analoghi a quelli lunari e marziani, l'efficacia delle diverse modalità di guida – dalla navigazione autonoma alla teleoperazione – e l'affidabilità degli algoritmi di localizzazione, mappatura e pianificazione. Sono state, inoltre, validate le prestazioni del sottosistema elettrico di potenza e distribuzione e dell'interfaccia per il controllo e il monitoraggio in tempo reale.La campagna di prove sull'Etna ha permesso di consolidare ulteriormente le prestazioni di mobilità del rover e di testarne la capacità di riconfigurarsi in presenza di guasti simulati, come il malfunzionamento di ruote o sistemi di sterzo. Ampio spazio è stato dedicato anche alla dimostrazione operativa dei payload di bordo che rappresentano una delle caratteristiche più importanti di versatilità e riconfigurabilità della piattaforma robotica ULS.I vari payload sviluppati e testati prevedono sistemi di raccolta della regolite lunare (il materiale polveroso e roccioso che ricopre la superficie della Luna), un drone autonomo incaricato di sorvegliare il terreno e classificare automaticamente rocce, crateri e percorsi sicuri, trasmettendo i dati al centro di controllo e un sistema di rilascio controllato di strumenti e sensori sulla superficie, per simulare le operazioni a supporto degli astronauti e di tutte le operazioni necessarie alla realizzazione di future basi sulla Luna.Tra le ulteriori tecnologie testate figurano anche il docking, ossia la capacità del rover di raggiungere e agganciarsi autonomamente a una stazione di ricarica, e la ricarica automatica, due funzionalità fondamentali per consentire missioni di lunga durata senza intervento umano. Il lavoro del Politecnico si è concentrato proprio sullo sviluppo di alcuni di questi importanti payload (il drone e i sensori rilasciati sul terreno) nonché sul supporto al team di Thales Alenia Space per lo sviluppo dell’architettura di gestione modulare (energia e dati) a bordo del rover.L'iniziativa mira a mettere a disposizione una piattaforma per testare tecnologie innovative, prototipi ed esperimenti in un ambiente estremo, assimilabile a quello lunare, ampliando la collaborazione con nuovi soggetti della ricerca e dell'industria e accelerando il trasferimento tecnologico verso la prossima era dell'esplorazione lunare.Il nome Etna rappresenta anche un ulteriore omaggio all'Italia e alla Sicilia, in un momento particolarmente significativo per il Paese nel settore dell'esplorazione spaziale, dopo la designazione dell'astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea – ESA, Luca Parmitano (originario di Paternò) come pilota della missione Artemis III della NASA, prevista per il 2027.“Il progetto ULS è l’ulteriore dimostrazione di come il nostro territorio sia in grado di coniugare ricerca e innovazione nel settore spaziale ad altissimi livelli. Attraverso questo progetto siamo riusciti a realizzare non solo un veicolo innovativo ma anche a creare un team industriale/scientifico nel settore della robotica spaziale di superficie che potrà portare avanti importanti lavori nell’immediato futuro”, commenta Marcello Chiaberge, docente del Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni-DET, coordinatore del Centro Interdipartimentale PIC4SeR e referente del progetto lato Politecnico.
Il Politecnico collabora alla realizzazione di Etna, il nuovo rover italiano per l'esplorazione lunare
Il veicolo esplorativo è stato messo alla prova proprio sul vulcano siciliano da cui prende il nome











