Svolta sul caso della donna incinta con un bambino di nove mesi detenuta nel carcere di Lecce. Entro oggi sarà trasferita a Lauro, in provincia di Avellino, lì dove esiste uno dei cinque Icam (Istituto a custodia attenuata) per detenute madri presenti in Italia. Un ambiente arredato come un normale appartamento, staccato dal resto del penitenziario. Niente sbarre, niente celle e cancelli visibili. E dove la polizia penitenziaria lavora senza divisa, diluendo quindi l'impatto psicologico e la percezione del carcere per i bambini. Un luogo insomma meno afflittivo rispetto a Borgo San Nicola, e certamente più in linea con un’idea di tutela della maternità. Non sarà la migliore delle soluzioni possibili, come invece sarebbe stato il passaggio agli arresti domiciliari. Ma è quanto di meglio si potesse auspicare, al momento, in attesa che la condanna diventi definitiva.

Lei, romena di 25 anni e già madre di altri due figli, era stata arrestata a Brindisi assieme al marito. Il motivo? Un furto commesso dalla coppia in un supermercato di Napoli, lì dove entrambi risiedevano, si pensa, in un alloggio di fortuna. Tutto è accaduto nella scorsa settimana. La donna era stata giudicata per direttissima e portata nel carcere di Lecce. Incinta di quattro settimane e assieme a suo figlio di soli nove mesi. Un caso che era arrivato all’attenzione della politica dopo la visita nel penitenziario da parte dell’onorevole Pd Claudio Stefanazzi, insieme ai consiglieri regionali Loredana Capone e Stefano Minerva e all’eurodeputata salentina Dem, Georgia Tramacere. Da subito erano sorti dubbi su quanto uno spazio del genere, già ampiamente gravato da problemi annosi come il sovraffollamento, potesse ritenersi adeguato a ospitare una giovane madre incinta con al seguito un bambino di neppure un anno. Un fatto unico in Puglia ma anche a guardare le carceri italiane.