Ci sono bambini che vivono in carcere con le madri e non sanno che quella non è la normalità, che lì dentro perdono il diritto di crescere. Sono sorvegliati da due agenti in borghese per tutto il tempo, escono solamente per andare all’asilo superando i numerosi controlli, oltrepassando sbarre di ferro tutto intorno. Al Lorusso e Cutugno di Torino ci sono tre bambini fra i 15 mesi e i quattro anni, stanno lì con le loro mamme accusate di furto, in un caso di una lite condominiale degenerata in violenza.
Si trovano dentro le mura del carcere, in uno dei tre istituti a custodia attenuata per madri (Icam) attivi in Italia: a maggio c’era un solo bambino di 21 mesi, è ancora lì. Ci sono anche due donne in gravidanza, a una è stata diagnosticata una malformazione del feto, le hanno consigliato di abortire, lei non vuole. «Questo è il mio bimbo», dice, in lacrime. Ha già dieci figli, di nove ha perso la genitorialità, un’altra bimba di un anno è fuori con il compagno, lei è dentro per furto. È una mamma “orfana”: i suoi bambini sono diventati figli di altre madri.
La più piccola ha 15 mesi, è da poco uscita dall’ospedale dov’era ricoverata per problemi respiratori, una settimana in terapia intensiva. Le mamme raccontano che «il riscaldamento non funziona bene e i piccoli si ammalano». Il decreto sicurezza del governo Meloni ha eliminato il differimento obbligatorio della pena per donne incinte o madri di figli sotto un anno, rendendolo facoltativo e a discrezione del giudice, con rischio di ingresso in carcere dei neonati. È capitato infatti: c’è una culla con alcuni sonagli nella sezione femminile, lì sostano per 24 o 48 ore i piccoli in attesa dell’autorizzazione della magistratura ad andare all’Icam. La polizia penitenziaria segnala questi casi limite.








