Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiDa discarica sociale a giacimento di risorse. È il ruolo che il carcere può svolgere ribaltando la comune visione che considera perduto per sempre chi ha sbagliato. Cresce infatti il numero delle imprese che scelgono di avere alle proprie dipendenze un detenuto. «Ma sono ancora poche rispetto alla grande potenzialità di questa scelta», spiega Flavia Filippi, giornalista e fondatrice dell’associazione Seconda Chance, diffusa in quasi tutta Italia, che si occupa di fare da ponte tra il carcere e le aziende. Eppure i motivi per farlo sembrano non mancare.

L'impatto del lavoro sulla recidiva

Innanzitutto le stime del Cnel, che su questo fronte ha dispiegato da tempo il proprio impegno, riguardo alla recidiva. Oggi il 60 per cento dei quasi 65 mila ospiti dei penitenziari italiani sono al loro secondo ingresso in carcere, cioè sono tornati a compiere un nuovo reato. Secondo la stima del Cnel la possibilità di ricadere in errore precipiterebbe invece dal 60% al 2% tra coloro che durante la detenzione sono stati avviati al lavoro.

Soprattutto all’esterno, in aziende che propongono un contratto a coloro i quali sono nella situazione di poter accedere a misure alternative alla detenzione. In buona sostanza, se c’è l’opportunità di poter vivere del proprio lavoro crolla la spinta a tornare a delinquere. Certo, non tutti sono nelle condizioni di poterlo fare o meritare, ma sono molti di più di quelli che attualmente varcano il cancello del carcere la mattina per uscire e lo riattraversano la sera per rientrare in cella dopo una giornata di lavoro.