Anche Shell, come l’italiana Eni, festeggia i rincari dei carburanti innescati dalla guerra in Medio Oriente. Nel secondo semestre il colosso petrolifero britannico ha registrato profitti per 10,8 miliardi di dollari, il triplo dello stesso periodo del 2025. Merito dell’impennata dei prezzi di gas e petrolio sullo sfondo del conflitto causato dagli attacchi di Usa e Israele all’Iran e dello stallo per i passaggi del traffico marittimo commerciale attraverso il cruciale Stretto di Hormuz.

“La performance operativa di Shell ci garantisce risultati molto solidi durante questo periodo di gravi tensioni sui mercati mondiali dell’energia”, ha sottolineato l’amministratore delegato Wael Sawan commentando i dati. I ricavi hanno fatto un balzo del 45%, fino a 96,4 miliardi di dollari nostante il calo del volume di barili di commerciati fra aprile e giugno a causa degli effetti del conflitto, con il grave danneggiamento del deposito di gas naturale di Ras Laffan, in Qatar, hub chiave dell’azienda nella regione. Shell ha annunciato la distribuzione di 3 miliardi di dividendi agli azionisti.