"Il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è una pratica vietata dalla legge sull'IA. Non vogliamo che con l'intelligenza artificiale ci sia un controllo pubblico su dove noi e voi ci spostiamo quotidianamente”. Il portavoce della Commissione europea ha ribadito con chiarezza il perimetro dell'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale già in vigore dall'anno scorso e destinato a diventare pienamente esecutivo entro la fine del 2026, proprio nei giorni in cui in Italia avanza (insieme alle rispettive polemiche) il decreto legislativo sul tema in questione. Proprio riguardo il dlgs, attualmente in discussione a Roma, il portavoce ha invece preferito la cautela: "Non ho tutti gli elementi, quindi non sto giudicando in anticipo ciò che sta accadendo attualmente in Italia”. Una non-risposta piombata proprio nel giorno in cui a Montecitorio il voto della commissione Affari europei della Camera sul provvedimento è stato rinviato, mentre l'iter proseguiva senza interruzioni nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Camera e Senato.Il nodo è l'articolo 10 del decreto: se l'AI Act guarda soprattutto ai momenti successivi a un reato - riservando il riconoscimento biometrico ex post a ricerche mirate e rigorosamente circoscritte -, il testo italiano ne disciplina anche il prima. Per sette giorni, in luoghi ritenuti sensibili come piazze, stadi o cortei, i dati biometrici di chi passa davanti a una telecamera potranno restare in memoria anche senza che sia stato commesso alcun reato. Se nel frattempo scatterà un'indagine, diventeranno materiale investigativo, altrimenti saranno cancellati. È questa raccolta preventiva - che coinvolge persone non sospettate di nulla - a sollevare le critiche, comprese quelle del Garante per la protezione dei dati personali, che pur giudicando il decreto nel complesso coerente con l'AI Act ha rilevato come il trattamento automatizzato e generalizzato dei dati biometrici in spazi pubblici "non sia coerente con le norme disegnate da Bruxelles".