La chiamavano «pasta» e ne discutevano come se si trovassero davanti ai fornelli. Per l’accusa, però, l’alimento da controllare era in realtà hashish e la «cottura» serviva a modificarne consistenza, odore e caratteristiche prima di distribuirlo ai pusher.A parlare in codice erano Giuseppe Faija, uno dei colonnelli della droga di Salvatore Verga - il boss che aveva preso in mano il mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo e continuava a comandare dal carcere di Trani attraverso uno smartphone - e Francesco Paolo Albamonte, che custodiva gli stupefacenti, curava i rifornimenti e disponeva di un garage allo Zen dove venivano confezionati i panetti. Dalle conversazioni intercettate dagli investigatori emerge un metodo di lavorazione che richiedeva molte ore e non sempre dava i risultati sperati.L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale.