Il nome scelto per muoversi su Telegram era «Alessandro Magno». Lo stesso appellativo, secondo gli investigatori, finì però come una firma su un carico di droga partito da Barcellona. Sulla busta trasparente che avvolgeva venti panetti di hashish, circa due chili complessivi, il fornitore aveva scritto una sola parola: «MAGNO». Un riferimento collegato direttamente a Salvatore Verga, indicato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo come il promotore e l’organizzatore della rete di narcotraffico smantellata con la recente operazione conclusa con 21 fermi.Il pacco era destinato a Stefano Claudino, 31 anni, cugino di Verga e indagato nella stessa inchiesta. Per l’accusa, avrebbe messo a disposizione la propria abitazione per ricevere le spedizioni provenienti dalla Spagna, seguirne il percorso con il codice di tracciamento e affidare la merce agli altri componenti del gruppo. Il 19 dicembre del 2024, però, i carabinieri arrivarono prima di lui. Conoscendo il numero identificativo, raggiunsero la sede Ups di Carini, individuarono l’involucro e lo sequestrarono. All’interno trovarono venti panetti da cento grammi ciascuno. Verga e Claudino ignoravano però che l’hashish fosse già nelle mani dei militari. Pensavano a un semplice ritardo del corriere e continuarono per giorni ad attendere una consegna che non sarebbe mai avvenuta.Un servizio completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale
La droga è nel pacco ma i carabinieri di Palermo la trovano prima
La spedizione era partita da Barcellona utilizzando un corriere espresso, era destinata a Stefano Claudino, 31 anni, cugino di Verga, che aveva il nome in codice Magno








