È di questi giorni la notizia di un giovane ricercatore cosentino, Alessandro Russo, che ha presentato all’Università di Cambridge uno studio nato all’Università della Calabria sull’impiego dell’intelligenza artificiale nella cura dell’ictus. La ricerca ha individuato diversi momenti del percorso assistenziale nei quali l’IA potrebbe aiutare medici e operatori a ridurre i ritardi, coordinare le informazioni e rendere più tempestivi gli interventi. I risultati dovranno essere verificati sul campo, ma il progetto mostra già una delle applicazioni più promettenti di questa tecnologia: non sostituire l’uomo, bensì sostenerlo quando rapidità e precisione possono contribuire a salvare una vita.
Una presenza in ogni campo del sapere
L’intelligenza artificiale non è più confinata all’informatica. Sta entrando progressivamente in ogni branca del sapere. In medicina può analizzare immagini diagnostiche, mettere in relazione enormi quantità di dati e sostenere la ricerca di nuove terapie. Nella meteorologia può migliorare la previsione degli eventi estremi; nella tutela dell’ambiente può individuare incendi, dissesti e sprechi di risorse; nell’agricoltura può riconoscere le malattie delle colture e razionalizzare l’uso dell’acqua.






