Nei giorni scorsi vi abbiamo chiesto di rispondere alle parole della ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, che ha elogiato il mercato del lavoro italiano e le tutele garantite ai giovani, invitandoli a farsi esperienze all’estero ma poi a tornare nel “Paese più bello del mondo”. Ci avete sommerso di mail, a conferma che la narrazione della ministra non trova riscontro nella realtà con cui quotidianamente si scontrano precari, disoccupati ed expat. Tra quelle ricevute c’è la lettera dell’Associazione dei Ricercatori a Tempo Determinato – ARTeD che denuncia la situazione stagnante in cui vivono i precari della ricerca. Ve la proponiamo qui per intero. Continuate a scriverci su fattocervelli@gmail.com.

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di Associazione dei Ricercatori a Tempo Determinato – ARTeD

Come associazione dei ricercatori universitari precari ci sentiamo particolarmente coinvolti quando si parla di “cervelli in fuga”. Per chi intraprende la carriera universitaria arriva infatti sempre il momento in cui gli viene suggerito di andare all’estero. Suggerimento che è spesso ben giustificato. Praticamente in qualunque altro paese sviluppato le università sono meglio finanziate e le posizioni in pre-ruolo meglio pagate che in Italia. Il precariato tende anche a durare significativamente di meno.