L’inizio della stagione estiva ha portato con sé un’intensa ondata di verifiche e accertamenti nel territorio della provincia di Cosenza. Gli ispettori dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Cosenza hanno passato al setaccio decine di attività operative nei settori dell’agricoltura, dell’edilizia, delle strutture turistico-alberghiere e dei pubblici esercizi. L’operazione si è svolta all’interno della cornice del progetto ALT Caporalato T.R.E. (Tutela, Resilienza ed Emersione), un piano nato con l’obiettivo specifico di prevenire e contrastare l’impiego di manodopera sommersa e i fenomeni di sfruttamento, riservando un’attenzione particolare alla tutela dei lavoratori stranieri presenti sul territorio. Dalle verifiche è emerso un quadro caratterizzato da diffuse irregolarità, con il riscontro di personale privo di ingaggio formale, il mancato rispetto degli orari previsti e dei contratti collettivi nazionali, oltre a marcate lacune nella tutela della salute nei luoghi di lavoro.

I numeri delle verifiche e la mappa del lavoro sommerso

Il bilancio complessivo delle attività condotte dagli investigatori registra controlli mirati su 71 aziende del territorio, ripartite tra 33 imprese del comparto agricolo, 14 cantieri edili e 24 strutture attive nel settore turistico e alberghiero. Il personale ispettivo ha proceduto alla verifica di 324 posizioni lavorative complessive, all’interno delle quali 65 hanno riguardato direttamente cittadini stranieri. Gli accertamenti sul campo hanno permesso di accertare immediatamente che 22 posizioni lavorative risultavano prive di regolare assunzione e della necessaria copertura assicurativa, mentre le restanti posizioni restano oggetto di ulteriori approfondimenti e verifiche documentali da parte degli uffici.