La svolta è stata la Peugeot 207 azzurra. O meglio, la confessione di chi – su commissione – l’aveva rubata: «Sono stato io. L’ho data a quel rapinatore, che mi ha pagato per averla». La dichiarazione dell’uomo, recluso nel carcere di Biella, ha permesso ai carabinieri della Compagnia di Pinerolo di risolvere quello che finora era rimasta un cold case: l’omicidio di Giovanni Bruno, proprietario di un bar tabacchi di Pinerolo, nel Torinese. Era il 4 giugno 2013 quando tre rapinatori fecero irruzione nel suo locale. Doveva essere una rapina ma uno di loro estrasse una pistola, uccidendo il tabaccaio con tre colpi a bruciapelo, prima di darsi alla fuga. Uno dei tre è morto otto anni fa, gli altri due sono stati arrestati dopo tredici anni di indagini. Chi sono i due uomini arrestati per l’omicidio Il 27 luglio è stato fermato Pietro Zedde, settantanovenne di origini sarde, noto alle forze dell’ordine e ora accusato di omicidio, rintracciato a Torino e portato al Lorusso e Cutugno. Il secondo fermo è stato eseguito il giorno successivo sul complice cinquantatreenne, Gabriele Riondino, torinese e anche lui con precedenti penali, sorpreso e arrestato. Il gip ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere sulla base delle evidenze raccolte. Tra cui – fondamentale per le indagini – la confessione sulla Peugeot azzurra.
La svolta sul cold case: “Ho dato io l’auto all’assassino del barista”. Fu ucciso perché reagì
Il barista di Pinerolo sorprese i banditi nel suo locale e cercò di sbarrare loro la strada: per questo fu ammazzato. I carabinieri hanno arrestato un 79enne e…












