Crani fossili delle specie dell'albero dell'evoluzione umana. Flickr

Da quando ha fatto capolino nell’albero dell’evoluzione umana, quasi tre milioni di anni fa, il genere Homo si è differenziato in almeno una dozzina di specie diverse che hanno popolato vaste regioni dell’Africa e dell’Eurasia. L’ultima arrivata, Homo sapiens, noi, oggi è l’unica sopravvissuta.

In questo intervallo di tempo, da un punto di vista evoluzionistico è accaduto di tutto: a più riprese le specie ancestrali sono uscite dall’Africa spingendosi fino all’estremo Oriente, hanno addomesticato il fuoco, hanno imparato a costruire strumenti sempre più sofisticati e specie diverse si sono rincontrate e accoppiate tra loro, lasciando discendenti.

In questo quadro ingarbugliato, gli evoluzionisti hanno individuato almeno due tendenze che sono emerse come piuttosto lineari. La prima è il cosiddetto trend di encefalizzazione: le dimensioni del cranio di quasi tutte le specie del genere Homo (sebbene con un paio di eccezioni) sono aumentate nel tempo.

La seconda riguarda la progressiva riduzione dell’apparato masticatorio: dal marcato prognatismo delle forme più ancestrali si è arrivati a mascelle meno sporgenti e denti più piccoli.