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Torna il film «Beppe Grillo contro Giuseppe Conte», duello fra interpreti delle due fasi storiche vissute da quella creatura che da antipolitica si fece iperpolitica, e ben collocata nel Palazzo. Ribellista il comico dei «vaffaday», istituzionale con pochette quella del fu avvocato del popolo. Grillo torna, dunque, e non è un caso, perché si attende l’esito della prima udienza sul contenzioso legale per la titolarità del nome e del simbolo che, prevista per questi giorni, pare sia slittata di qualche mese. E lo fa con un articolo sul suo blog, "beppegrillo.it", in cui muove un rimprovero al Movimento di oggi. «Ha perso la sua identità, soprattutto ha perso la sua "diversità"», sottolinea l’Elevato ora ri-atterrato sul ring della pugna. «Osservare la tra formazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco - prosegue - è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio». E ancora: «Il Movimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo. (…) Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse».













