di
Stefano Vicari
Le difficoltà nella scrittura non impoveriscono solo i temi ma anche quello che il bambino pensa di sé. Ma le fatiche legate ai disturbi dell'apprendimento, se gestite con interventi mirati, possono essere superate
La maestra ha assegnato alla classe un tema: inventare una storia ambientata su un’isola deserta. Milo è contento. Per tutto il tragitto verso casa racconta alla madre quello che scriverà. Sull’isola vivono animali che parlano, una tribù che ha dimenticato il proprio nome e un bambino capace di leggere i messaggi nascosti nelle conchiglie. Milo descrive i personaggi, immagina i dialoghi, decide perfino il finale.Il giorno dopo, però, consegna un foglio di poche righe. La storia comincia, si interrompe, riparte da un altro punto. Alcune parole sono quasi illeggibili, altre sono scritte una sopra l’altra. Mancano doppie, accenti e lettere. La maestra, che il giorno prima lo aveva sentito parlare con entusiasmo, gli chiede perché non abbia sviluppato meglio il racconto.Milo alza le spalle. «Non mi veniva più». Non è vero. La storia gli viene ancora benissimo. Sa raccontarla a voce, aggiunge particolari, cambia il tono a seconda dei personaggi. È quando deve trasferirla sul foglio che tutto rallenta.







