Di: Zoe Geissler (SRF), articolo originale - sf, adattamento in italianoAccanto alla Gare de Lyon, lontano dagli occhi di passanti e turisti, si trova uno degli impianti che alimentano la rete di teleraffreddamento di Parigi. Da qui viene distribuita l’acqua refrigerata che serve a climatizzare musei, grandi magazzini, il Parlamento e numerosi edifici amministrativi e per uffici. Finora il sistema è stato sviluppato soprattutto nel centro della capitale francese.Ingresso a una delle fabbriche del freddo: "Fraîcheur de Paris" gestisce 14 centrali che raffreddano circa 900 edifici, tra cui il LouvreZoe Geissler/SRFIl sistema parigino di teleraffreddamento funziona, in sostanza, come un circuito di acqua fredda. Attraverso una rete di condotte lunga circa 120 chilometri circola acqua a una temperatura di circa 5 gradi, che raggiunge gli edifici collegati. Qui il freddo viene trasferito agli impianti interni, mentre il calore degli edifici viene assorbito tramite uno scambiatore termico.L’acqua, una volta riscaldata, viene quindi riportata alle centrali di raffreddamento, dove durante l’estate viene nuovamente raffreddata grazie ad appositi impianti.Il processo genera però anche calore residuo, che deve essere smaltito. Per farlo, tre delle quattordici centrali attualmente in funzione sfruttano le acque della Senna.La rete di teleraffreddamento è parte integrante della strategia di Parigi nell'ambito della transizione energetica.Fraîcheur de ParisLa Senna funge, per così dire, da refrigeratore naturale. Durante le ondate di caldo, però, proprio questo aspetto può diventare problematico.“Siamo soggetti a regole molto severe” spiega Tim Guigon, responsabile della comunicazione di Fraîcheur de Paris, la società che gestisce la rete di teleraffreddamento. “L’acqua che preleviamo dalla Senna non può essere restituita al fiume con una temperatura superiore di oltre tre gradi rispetto a quella naturale e, in ogni caso, non può superare i 30 gradi”.Teleraffreddamento come alternativa ai condizionatori?Dopo la recente ondata di calore, che in Francia ha causato interruzioni del traffico ferroviario, problemi alla rete elettrica in alcune zone della Bretagna e un aumento significativo dei decessi, nel Paese si è riacceso il dibattito su come affrontare le temperature estreme. Al centro della discussione tornano anche i tradizionali impianti di climatizzazione.Secondo Marie Carlo, direttrice generale di Fraîcheur de Paris, la rete di teleraffreddamento offre diversi vantaggi rispetto ai condizionatori individuali. “Consuma meno elettricità, produce meno emissioni di CO₂ e non immette aria calda nelle strade” afferma.Un altro punto di forza è la discrezione dell’infrastruttura, che si sviluppa in gran parte nel sottosuolo e resta quindi praticamente invisibile. Un aspetto particolarmente apprezzato in una città come Parigi, dove il patrimonio architettonico e il paesaggio urbano storico sono sottoposti a una tutela particolarmente rigorosa.Gli impianti che raffreddano l'acqua, con un sistema simile a quello dei frigoriferiZoe Geissler/SRFLa canicola ha però messo a dura prova anche la rete di teleraffreddamento, ammette la direttrice generale, pur sottolineandone la solidità. “Il sistema ha retto bene. Ma quando gli impianti devono funzionare al massimo della capacità per diversi giorni consecutivi, possono emergere delle difficoltà” spiega.La rete, infatti, non è stata progettata per garantire a tutti gli utenti le normali prestazioni quando le temperature esterne raggiungono i 40 gradi.Il reportage da Parigi (Echo der Zeit, SRF, 20.07.2026)Una rete destinata a triplicareFraîcheur de Paris, società controllata in maggioranza dal gruppo energetico Engie, gestisce la rete di teleraffreddamento per conto della Città di Parigi. Su mandato delle autorità municipali, l’azienda dovrà triplicarne l’estensione nell’arco di circa vent’anni.Secondo la direttrice generale Marie Carlo, la priorità sarà data soprattutto a infrastrutture sensibili come ospedali, scuole e case per anziani. “Il raffreddamento non è un lusso, ma una necessità assoluta per adattare una città come Parigi ai cambiamenti climatici” sostiene.L’espansione della rete non sarà però priva di ostacoli. Le condotte richiedono infatti molto spazio nel sottosuolo, già fortemente occupato da altre infrastrutture urbane. E anche se il sistema dovesse crescere secondo i piani, in una delle città più densamente popolate d’Europa rappresenterà soltanto uno degli strumenti necessari per adattarsi a un clima sempre più caldo.