Sotto la capitale francese corre una rete di raffrescamento che usa acqua del fiume per produrre aria fredda in musei, uffici e grandi edifici. Consuma circa la metà dell’energia rispetto ai climatizzatori tradizionali e taglia le emissioni, ma l’ondata di calore mette il sistema sotto stress mentre Parigi accelera l’espansione.

Sotto le vie di Parigi, una rete sotterranea lunga oltre 120 chilometri porta acqua fredda a musei, uffici, centri commerciali. È il raffrescamento di quartiere, un’infrastruttura gestita da Fraicheur de Paris, controllata di Engie, che promette due benefici decisivi: usare circa il 50% in meno di elettricità rispetto agli impianti autonomi e ridurre le emissioni di anidride carbonica di circa la metà. In un paese dove l’aria condizionata domestica è ancora poco diffusa, la rete si è trasformata in servizio pubblico di fatto.

La spinta all’utilizzo arriva dall’emergenza. La nuova ondata di calore che ha investito l’Europa prima del picco stagionale di luglio ha alzato la domanda al massimo. A Parigi il Museo del Louvre e la Torre Eiffel hanno anticipato le chiusure per proteggere visitatori e personale, mentre trasporti e servizi sono andati in affanno. Le temperature estreme sono ormai un tema sanitario: tra il 2022 e il 2023, in Europa si stimano decine di migliaia di morti attribuibili al caldo. Per Fraicheur de Paris la conseguenza è un funzionamento ininterrotto degli impianti e, talvolta, l’impossibilità di spingere la temperatura dell’acqua ai livelli più bassi programmati, complice anche qualche interruzione elettrica.