Come finiscono i genocidi? Nella maggior parte dei casi esistono due possibilità: o i responsabili raggiungono il loro obiettivo, oppure vengono fermati da una forza militare, e segue un processo di accertamento delle responsabilità.
Nel 1904 l’esercito imperiale tedesco avviò una campagna che quasi sterminò i popoli Herero e Nama in quella che allora era l’Africa sudoccidentale tedesca, oggi Namibia, attraverso espulsioni mortali nel deserto, incarcerazione in campi di lavoro forzato e omicidi a sangue freddo. Nessuno intervenne. Nel 1915 l’impero ottomano uccise un numero enorme di armeni che cercava di allontanare dal cuore dell’Anatolia oppure ne causò la morte con marce forzate. I deboli tentativi di assicurare alla giustizia gli ex capi di stato ottomani furono rapidamente abbandonati. Ancora oggi la Turchia nega il genocidio.
Al contrario, poiché il regime nazista fu sconfitto nella seconda guerra mondiale, il suo genocidio degli ebrei e gli altri crimini di massa furono giudicati a Norimberga. Altri genocidi che si conclusero con la sconfitta militare dei responsabili – come in Cambogia nel 1979, in Ruanda nel 1994 e in Bosnia nel 1995 – culminarono tutti in una sorta di resa dei conti, per quanto tardiva e incompleta. La negazione di quanto accaduto è così diventata impossibile.






